Questo sito internet ha aderito al progetto Zero Impact Web. Anche internet inquina, secondo Greenpeace nel 2020 i data center consumeranno circa 2.000 miliardi di kilowattora di elettricità, oltre il triplo del loro consumo attuale. Ecco perché il nostro sito internet ha deciso di aderire a Zero Impact Web e fare la sua parte per contrastare il riscaldamento globale. Le emissioni derivanti dalle vostre visite vengono compensate attraverso la creazione e tutela di foreste in crescita. É una piccola azione che se fatta da molti aiuta a creare consapevolezza e fare del bene all’ambiente. Aderite anche voi a questa iniziativa, insieme possiamo fare la differenza!
NEWS

Lega Nord - Impegno per Bolgare in Bolgare.

View photo →

Bergamonews

Link →

Lega Nord - Impegno per Bolgare shared Lega Nord - Lega Lombarda's photo.

View photo →

Lega Nord - Impegno per Bolgare shared Lega Nord Bolgare's photo.

View photo →

Lega Nord - Impegno per Bolgare shared Paolo Grimoldi - Lega Nord's photo.

View photo →

Cosi scrive l'amico Marco Cimmino su "La Rassegna": Una volta, per quelli che, in Europa, sentivano un’irrefrenabile pulsione umanitaria, c’era il comunismo. Ve lo ricordate il comunismo: intendo dire, ve lo ricordate bene? Non mi riferisco a quei quattro gatti che raccolgono percentuali risicate alle elezioni e che si consolano invitando alle loro festicciole gli ultimi sopravvissuti della stagione del terrorismo: quelli sono folklore, ultimi Mohicani, scorie del Novecento. Io mi riferisco al comunismo vero: quello che governava su mezzo continente, che incarcerava milioni di europei, che ammazzava, che decideva, che stabiliva inflessibilmente come avrebbero dovuto vivere Ceki e Polacchi, Romeni e Serbi, Tedeschi e Lituani, Russi e Slovacchi. Ecco, quel comunismo: senza bandiere della pace e senza toni sommessi, senza buonismi e senza tolleranze. Un comunismo enorme, rosso e possente. Vi ricordate cosa proclamavano i mastri pensatori di quel comunismo? La loro ricetta per l’excelsior era semplicissima: siccome non è giusto che qualcuno stia male e qualcun altro, invece, stia benissimo, facciamo in modo di stare tutti allo stesso modo. Il che, all’atto pratico, si concretizzò in regimi in cui stavano tutti malissimo: fatti salvi, ovviamente, gli uomini della Nomenklatura, i burocrati, i funzionari, gli sbirri di partito. Ma non è di questi pochi che vorrei dire: vorrei, invece, che vi soffermaste a riflettere sull’assoluta maggioranza di quei poveracci che vivevano, o sopravvivevano, nei paradisi del socialismo reale. Quelle centinaia di milioni di persone, afflitte, angariate, terrorizzate per tutta la vita, pagarono un tributo terribile ad un concetto tanto semplice quanto aberrante: la teoria è tutto, la realtà non conta nulla. Non importava ai loro aguzzini il dato, incontestabile, che sanciva il fallimento assoluto dell’economia collettivista, dei Kombinat, dei piani quinquennali: alla fine, l’idea avrebbe trionfato, a qualunque prezzo, con qualunque sacrificio. Perchè così era scritto, così era stato deciso. Credo che questo aspetto di ottusità intrinseca sia stato il vero, spaventoso, limite del comunismo: questa specie di minorità intellettuale, che ha sempre impedito ai comunisti di andare al di là del sentimento sociale, per avvertire la verità delle cose e del mondo. Per questa ragione, sovente in perfetta buona fede e seriamente convinti di compiere azioni terribili per un fine meraviglioso, i comunisti hanno fatto sfracelli: e non hanno mai chiesto scusa. Perché fa parte del loro dna il rifiutare anche solo l’eventualità di sbagliarsi, la possibilità di avere sbagliato tutto, fin dall’inizio: perché farlo significherebbe non solo negare la loro stessa ragion d’essere, ma vorrebbe anche dire accettare di collocare nel proprio album di famiglia i milioni di morti, i miliardi di atrocità, commesse nel nome di un’idea fallace. D’altronde, anche le SS operavano la stessa rimozione nei confronti dell’Olocausto: nessuno può accettare sulle proprie spalle simili colpe in piena coscienza. Dunque, in definitiva, la politica, l’impegno, la militanza comunista si basano sulla consapevolezza dell’ingiustizia della società capitalistica, miscelata con l’inconsapevolezza dei propri limiti e delle proprie colpe: insomma, un pensiero debolissimo, fragilissimo, pieno di falle, tamponate alla meglio con un incrollabile fideismo millenarista. Oggi, questo dogma ha perso gran parte del proprio fascino e, infatti, i comunisti sono ridotti, come dicevamo, a fare gli indiani nelle riserve: ma la fiammella ha appiccato un altro incendio, del tutto diverso nella forma, ma del tutto identico nella sostanza. Il collimatore si è spostato su di un altro bersaglio o, meglio, il bersaglio è rimasto lo stesso, ossia l’odiato borghese, affamatore del mondo. E’ cambiata la percezione del mondo. Ora, l’affamato non è più l’operaio, ma è diventato l’africano, il rom, il “migrante”. Le colpe dell’Occidente devono essere espiate comunque: una volta, le anime belle del ribellismo sognavano di spianare il nemico con gli SS22, adesso, invece, sperano di trasformarlo nella torre di Babele. Ma l’odio è lo stesso: è la stessa, insensata, fede nella teoria, in disprezzo del reale. Per questa ragione, ciecamente, gli eredi del comunismo, i nipotini della rivoluzione, si stracciano le vesti per i diritti degli stranieri e se ne strafregano degli artigiani che s’impiccano: il suicidio di un nemico è una "vittoria". Così, le nuove leve, esattamente come le vecchie, odiano la propria terra, la propria bandiera, la propria civiltà: anzi, negano che possano esistere differenti terre, diverse bandiere, civiltà individue. Non lo fanno con cattiveria: la loro non è crudeltà, ma semplicemente ottusità, come erano ottusi i loro padri e i loro nonni, che cantavano di libertà mentre fucilavano, imprigionavano, torturavano persone innocenti. Non erano e non sono crudeli: però, certamente, sono pericolosi. Solo che, siccome l’odiato borghese non usa i loro sistemi, non rischiano nessuna deportazione, nessuna fucilazione, nessuna tortura. Sono semplicemente dei pazzi in un mondo di ciechi incatenati ai muri. Perché la loro follia sta nella mancanza assoluta di criterio, di autocritica, di senso della misura. Io sono perfettamente d’accordo circa la necessità di cercare di limitare le ingiustizie create ed alimentate dalla modernità, dall’industrializzazione, dal colonialismo: il punto è cosa vogliamo fare. Quale limite si dà una politica di accoglienza? Gli stessi della NEP o della pianificazione, ossia nessuno, come in ogni millenarismo che si rispetti? Dunque dobbiamo pensare di travasare tutta l’Africa in Europa o possiamo immaginarci un punto in cui si debba dire: basta così, grazie, siamo pieni? E questo punto da chi dovrà essere deciso, da cosa dovrà essere determinato? Dai posti di lavoro? Dallo spazio fisico? Dal numero di abitazioni sfitte? Oppure dal caso: lasciamo che le cose vadano avanti fino al botto. Dopo potremo tirare le somme e contare le vittime. Il comunismo il botto lo ha già fatto, ed è costato più di 100 milioni di morti: mi sembra sufficiente come dimostrazione di una teoria sbagliata.

Fisco: Salvini, la Flat Tax si puo' fare in 15 giorni

Link →

Lega Nord - Impegno per Bolgare

Link →

Governo Italiano - Edilizia scolastica

Link →

Governo Italiano - Edilizia scolastica

Link →

candidati leganord bolgare